La Pizza Oggi
gen 30th, 2010 by pizzasway
Il principio del nuovo secolo vede la pizza pronta per la sua diffusione su scala nazionale e mondiale, ben al di là dei confini napoletani, che tutti conosciamo: nel corso del nostro secolo ormai al tramonto, la pizza ha conquistato consensi dall’Europa all’America al Giappone, divenendo, e non sembri una esagerazione, patrimonio dell’intera umanità
Il quadro attuale della produzione e del consumo di pizza è vario, aperto agli sviluppi e ai problemi. La pizza non è più solo quella che esce dal forno a legna della pizzeria e che si mangia bevendo vino o birra nel tavolo accanto. La nascita e la diffusione della pizza d’asporto (l’espressione è brutta ma non c’è di meglio) appartengono ormai al passato, anche se prossimo: relativamente nuovi sono semmai i servizi di consegna a domicilio, specie nelle città, per cui la pizza arriva direttamente a casa: non più nella “stufa”, in equilibrio sulla testa del garzone, ma a bordo di un motorino che sguscia nel traffico. Si tratta, senza dubbio, di una spinta verso l’aumento del consumo domestico. Nello stesso senso, ma con implicazioni ben più problematiche, va il rapido sviluppo delle pizze industriali. Il processo è in corso ma ha già una storia: si è partiti da confezioni contenenti tutti gli ingredienti e le istruzioni per la preparazione della pizza a casa (forno permettendo); si è passati alle pizze precotte, totalmente o parzialmente, surgelate o conservate sotto vuoto, che basta scaldare (anche nel forno a microonde) perché siano pronte; oggi, in vari supermercati, si reclamizzano e si vendono basi di pasta lievitata e in parte precotta che ognuno può completare a casa con gli ingredienti che vuole, tenendo in forno solo quanto basta perché gli ingredienti cuociano. Queste pizze, per quanto ben fatte, non sono paragonabili a quelle che escono da un forno a legna, frutto dei tempi e dell’arte di un pizzaiolo vero; in più, non c’è dubbio che tolgano lavoro ai pizzaioli e clienti alle pizzerie. Il problema è complicato, non solo economico, certamente non riducibile a nostalgie o moralismi sui tempi antichi. Il contesto è quello, sotto gli occhi di tutti, della rapida omologazione anche dei cibi, dell’eliminazione delle diversità che i tempi e le regole del mercato sembrano non consentire, della velocità che in questo caso si chiama fast-food; è però contemporaneamente quello della difesa delle “tipicità agroalimentari”, delle IGT e dei DOP, delle produzioni da agricoltura integrata o biologica che si offrono in alternativa ai prodotti del consumo industriale di massa, della cultura gastronomica che si sforza di distinguere, di “rallentare”, di difendere cibi, piaceri (anche mestieri). È una concorrenza che ha per posta nuovi spazi economici e culturali, e per tema l’ecologia e la qualità della vita. Da questa specie di competizione la pizza non è risparmiata, anzi. È difficile per lei, nata come cibo saporoso e “immediato”, economico e per tutti, muoversi tra fast-food e slow food, tra gusti generali e nicchie di mercato. Così com’è difficile per le pizzerie ritrovare un carattere e un sapore rispetto a bar, birrerie, tavole calde, fast-food, locali etnici, trattorie, ristoranti: soprattutto rispetto a se stesse.
Ma un cibo non è uguale a un altro e una pizza fatta a “regola d’arte” (espressione da intendersi in significato letterale), con le giuste farine, il giusto impasto, i giusti tempi e le giuste fasi di lievitazione, il giusto forno alla giusta temperatura, gli ingredienti che ci vogliono o si vogliono, che lascia chi la gusta soddisfatto e leggero, non è la stessa cosa di una pizza malcotta, mal lievitata, dura o gommosa, poco appetitosa e un po’ indigesta. Né il primo pizzaiolo ha lo stesso mestiere, le stesse conoscenze (la stessa formazione ed esperienza) dell’altro. Non si tratta di difendere in astratto le tradizioni contro la modernità: tutte e due, modernità e tradizioni, richiedono scelte intelligenti. Non sono pochi gli aspetti della modernità (si pensi solo alle attrezzature e al contesto igienico della lavorazione) in grado di esaltare un alimento la cui origine, come si è visto all’inizio di questa breve storia, rimanda al fuoco, ai semi, alle farine, alla fame e al piacere del cibo: come a dire ai fondamenti della presenza dell’uomo nel mondo.


La santa Pasqua è, e sarà sempre, un’occasione dove l’amore, la pace e la serenità si uniscono in nome di Gesù, nostro Salvatore.
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Dopo tanto avremo la neve questo week-end di San Valentino, così hanno predetto e cosa c’è di meglio di una calda Pizza al forno a legna da PIZZA’S WAY?
“Bisogna fare della propria vita, come si fa un’ opera d’arte.

































