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Benvenuto in Pizza’s way. Questo è il mio primo articolo. Vorrei rompere il ghiaccio con te, semplicemente con una domanda. Mi chiedo: “Ma è giusto avere un blog per la mia attività, la mia pizzeria e nello stesso tempo, trovare tanti amici in rete?? La risposta penso proprio che me la darete voi. Sì perchè io credo molto nella mia attività. Mi impegno sempre tanto nel mio lavoro e per soddisfare la mia clientela farei qualsiasi cosa.. Questo è lo spirito di questo blog, nasce perchè voglio comunicare a tutti che credo nella comunicazione, credo in internet Continue Reading »

Chi mi ha visitato?

Un programma simpatico ed utile per vedere chi visita il blog di Pizza’s Way.

La pizza nasce come un piatto povero il cui scopo era quello di rendere piu’ gustosa la tradizionale “schiacciata” di pane cotta al forno.
Gia’ intorno al 1500-1600 si usava prepararla condita con aglio, strutto, basilico e formaggio.
Ma la pizza “classica”, quella che e’ diventata famosa in tutto il mondo venne preparata a Napoli, sul finire del 1800, quando dall’america latina gli spagnoli portarono i pomodori.
La storia racconta che in onore della regina Margherita Continue Reading »

La Pizza Oggi

Il principio del nuovo secolo vede la pizza pronta per la sua diffusione su scala nazionale e mondiale, ben al di là dei confini napoletani, che tutti conosciamo: nel corso del nostro secolo ormai al tramonto, la pizza ha conquistato consensi dall’Europa all’America al Giappone, divenendo, e non sembri una esagerazione, patrimonio dell’intera umanità

Il quadro attuale della produzione e del consumo di pizza è vario, aperto agli sviluppi e ai problemi. La pizza non è più solo quella che esce dal forno a legna della pizzeria e che si mangia bevendo vino o birra nel tavolo accanto. La nascita e la diffusione della pizza d’asporto (l’espressione è brutta ma non c’è di meglio) appartengono ormai al passato, anche se prossimo: relativamente nuovi sono semmai i servizi di consegna a domicilio, specie nelle città, per cui la pizza arriva direttamente a casa: non più nella “stufa”, in equilibrio sulla testa del garzone, ma a bordo di un motorino che sguscia nel traffico. Si tratta, senza dubbio, di una spinta verso l’aumento del consumo domestico. Nello stesso senso, ma con implicazioni ben più problematiche, va il rapido sviluppo delle pizze industriali. Il processo è in corso ma ha già una storia: si è partiti da confezioni contenenti tutti gli ingredienti e le istruzioni per la preparazione della pizza a casa (forno permettendo); si è passati alle pizze precotte, totalmente o parzialmente, surgelate o conservate sotto vuoto, che basta scaldare (anche nel forno a microonde) perché siano pronte; oggi, in vari supermercati, si reclamizzano e si vendono basi di pasta lievitata e in parte precotta che ognuno può completare a casa con gli ingredienti che vuole, tenendo in forno solo quanto basta perché gli ingredienti cuociano. Queste pizze, per quanto ben fatte, non sono paragonabili a quelle che escono da un forno a legna, frutto dei tempi e dell’arte di un pizzaiolo vero; in più, non c’è dubbio che tolgano lavoro ai pizzaioli e clienti alle pizzerie. Il problema è complicato, non solo economico, certamente non riducibile a nostalgie o moralismi sui tempi antichi. Il contesto è quello, sotto gli occhi di tutti, della rapida omologazione anche dei cibi, dell’eliminazione delle diversità che i tempi e le regole del mercato sembrano non consentire, della velocità che in questo caso si chiama fast-food; è però contemporaneamente quello della difesa delle “tipicità agroalimentari”, delle IGT e dei DOP, delle produzioni da agricoltura integrata o biologica che si offrono in alternativa ai prodotti del consumo industriale di massa, della cultura gastronomica che si sforza di distinguere, di “rallentare”, di difendere cibi, piaceri (anche mestieri). È una concorrenza che ha per posta nuovi spazi economici e culturali, e per tema l’ecologia e la qualità della vita. Da questa specie di competizione la pizza non è risparmiata, anzi. È difficile per lei, nata come cibo saporoso e “immediato”, economico e per tutti, muoversi tra fast-food e slow food, tra gusti generali e nicchie di mercato. Così com’è difficile per le pizzerie ritrovare un carattere e un sapore rispetto a bar, birrerie, tavole calde, fast-food, locali etnici, trattorie, ristoranti: soprattutto rispetto a se stesse.

Ma un cibo non è uguale a un altro e una pizza fatta a “regola d’arte” (espressione da intendersi in significato letterale), con le giuste farine, il giusto impasto, i giusti tempi e le giuste fasi di lievitazione, il giusto forno alla giusta temperatura, gli ingredienti che ci vogliono o si vogliono, che lascia chi la gusta soddisfatto e leggero, non è la stessa cosa di una pizza malcotta, mal lievitata, dura o gommosa, poco appetitosa e un po’ indigesta. Né il primo pizzaiolo ha lo stesso mestiere, le stesse conoscenze (la stessa formazione ed esperienza) dell’altro. Non si tratta di difendere in astratto le tradizioni contro la modernità: tutte e due, modernità e tradizioni, richiedono scelte intelligenti. Non sono pochi gli aspetti della modernità (si pensi solo alle attrezzature e al contesto igienico della lavorazione) in grado di esaltare un alimento la cui origine, come si è visto all’inizio di questa breve storia, rimanda al fuoco, ai semi, alle farine, alla fame e al piacere del cibo: come a dire ai fondamenti della presenza dell’uomo nel mondo.

La pizza è un prodotto artigianale ottenuto per cottura, mediante forno a legna, di un impasto (un “panetto” ricavato per lievitazione naturale di una miscela di farina, acqua, sale e lievito di birra, opportunamente riposato) disteso manualmente fino a realizzare una conformazione geometrica con elevato rapporto superficie/volume, guarnito superiormente ad arte con prodotti semplici (di prevalente derivazione vegetale), da consumarsi “espresso”, cioè immediatamente dopo la cottura.
La “bontà” di una pizza – così intesa – dipende da numerosi fattori: la qualità delle materie prime, le modalità di lievitazione dell’impasto, il tipo di guarnizione e le modalità di cottura. Tutti questi elementi, nel loro complesso, concorrono a determinare la palatabilità, cioè la gradevolezza al gusto, la digeribilità e le proprietà nutrizionali della pizza stessa.

Le materie prime – delle quali va garantita al consumatore la tracciabilità, cioè il percorso da esse seguito dal sito di produzione fino al banco del pizzaiolo – costituiscono indubbiamente gli elementi maggiormente in grado di condizionare la qualità nutrizionale della pizza.
Per quanto riguarda l´impasto, occorre che la farina sia di grano tenero del tipo doppio zero (”00″) e possieda alcuni requisiti reologici che, però, non sono in grado di influenzare direttamente le proprietà nutrizionali del prodotto finito. Viceversa, il tipo di grano dal quale essa è ricavata, le tecniche di lavorazione e le modalità di conservazione e stoccaggio prima dell’uso sono tutti fattori in grado di condizionare pesantemente la qualità di una pizza, che è fatta – lo ricordiamo – prevalentemente da farina e solo una buona farina potrà fornirà buoni carboidrati e buone proteine.

Il lievito deve essere di birra ed in perfetto stato di conservazione; esso, infatti, è costituito da microrganismi “vivi” che devono essere nelle migliori condizioni prima di poter operare sull´impasto. L´acqua non deve essere troppo dura e né possedere un pH molto lontano dalla neutralità. Il sale dovrebbe essere quello marino, naturalmente ricco in ioduri, sostanze che hanno la proprietà di regolare il buon funzionamento della tiroide, una ghiandola indispensabile per il nostro metabolismo.

A parità di materie prime, una pizza sarà tanto più buona quanto più l´impasto sarà fatto “a regola”. Così, farina, acqua, lievito e sale, per garantire un impasto di pregevoli  qualità nutrizionali, dovranno essere mescolati tra loro in adeguate proporzioni, lavorati con tecnica opportuna e lasciati in condizioni tali da favorire una lievitazione ottimale.
In tale contesto, occorre fare attenzione ad alcuni non trascurabili dettagli, in grado di influire in maniera notevole sulla qualità del prodotto finito. Per esempio, è buona norma sciogliere il lievito in acqua, eventualmente intiepidita, prima di aggiungerlo all´impasto. In questo modo, infatti, verrà garantito a ciascun microrganismo il contatto con un adeguato volume di acqua, la fonte primaria della vita. Una temperatura troppo bassa rende più lenta l´attivazione e la riproduzione dei microrganismi, prolungando i tempi della lievitazione, laddove una temperatura troppo alta rischia di uccidere queste piccole quanto preziose forme di vita, bloccando definitivamente la lievitazione. Viceversa, una temperatura intorno ai 25-30°C metterà il lievito nelle condizioni ottimali per poter operare sull´impasto. E´ sconsigliabile solubilizzare il lievito nell´acqua in cui sia stato già disciolto il sale. Infatti, l´elevato grado di salinità ostacola l´attivazione e la riproduzione dei microrganismi del lievito, con ripercussioni negative sulla qualità dell´intero processo.

Da una corretta lievitazione dipenderanno l´equilibrato apporto dei nutrienti  e la digeribilità, elementi fondamentali della qualità nutrizionale della pizza. La lievitazione, infatti, è un processo biochimico nel corso del quale i carboidrati complessi della farina del grano sono demoliti, ad opera dei microrganismi del lievito, in zuccheri progressivamente più semplici, con sviluppo di gas e di piccole quantità di acidi. Una buona lievitazione deve garantire lo sviluppo di una quantità di zuccheri semplici tale da consentire una soddisfacente digeribilità e, contemporaneamente, una quantità di zuccheri complessi tale da garantire un sufficiente senso di sazietà, che non “affatichi” il pancreas nella produzione dell´insulina. Purtroppo, non esiste un buon indicatore oggettivo del grado ottimale di lievitazione. Tuttavia, poiché quest´ultima è un processo che sviluppa gas e, quindi, fa ridurre la densità, cioè il rapporto tra peso e volume a favore di quest´ultimo, se un fiocco di impasto riesce a galleggiare sulla superficie di un po´ d´acqua distillata versata in un bicchiere, si può essere ragionevolmente sicuri che la lievitazione è a buon punto.

Le materie prime della guarnizione servono ad arricchire la qualità nutrizionale della pizza, aggiungendo alla base, costituita prevalentemente da carboidrati, quantità adeguate di grassi, proteine e micronutrienti.
Nel caso della tradizionale margherita, l´olio extravergine di oliva garantirà l´apporto dei benefici grassi vegetali e, insieme ad essi, i preziosi polifenoli, sostanze ad attività antiossidante che hanno la proprietà di contrastare i temibilissimi radicali liberi. La mozzarella di bufala (o il fiordilatte), ed eventualmente il parmigiano e/o il pecorino, aggiungeranno modiche quantità di proteine animali (più digeribili del latte da cui derivano) e ancora un po´ di grassi. Va sottolineato che i grassi, sia vegetali che animali, non rappresentano solo una fonte calorica, ma sono i principali responsabili della palatabilità della pizza ed è impossibile farne a meno se si vuole ottenere un buon prodotto. Il pomodoro arricchirà il patrimonio nutrizionale completando la quota di fibre, e, soprattutto, apportando il licopene (un altro prezioso antiossidante) ed i sali minerali (tra cui gli utilissimi potassio, magnesio, zinco e selenio).

La cottura con forno a legna completerà una serie di processi biochimici, iniziati con la lievitazione, grazie ai quali al progressivo indurimento della base lievitata corrisponderà il rammollimento della guarnizione, in un gioco estremamente intrigante di opposizioni sensoriali che porterà ad un prodotto estremamente gradevole alla vista, come al tatto e al gusto e, soprattutto, nutrizionalmente bilanciato.
Purtroppo, sulla base dei dati forniti dall´Istituto Nazionale della Nutrizione non è possibile fare una valutazione quantitativa della pizza dal punto di vista nutrizionale, perché le Tabelle di Composizione degli Alimenti riportano solo tre tipologie di pizza (bianca, con pomodoro, e con pomodoro e mozzarella) senza indicare la qualità e, soprattutto, la quantità degli ingredienti utilizzati. A titolo puramente indicativo, tuttavia, si può dire che 100 grammi edibili di una generica pizza con pomodoro e mozzarella, preparata secondo la ricetta (non disponibile!) dell´Istituto Nazionale della Nutrizione sviluppano 271 kcal (pari 1135 kj) e apportano 52 grammi di carboidrati, 5.6 grammi di grassi e 5.6 grammi di proteine. Sulla base di questi dati (puramente teorici!), una pizza del genere – se esistesse e pesasse 250 grammi! – potrebbe sostituire, dal punto di vista delle calorie totali, un pasto completo (es. una cena) e, pur essendo sbilanciata in difetto per la quota proteica, sarebbe in grado di apportare una quota di amidi più che adeguata ai fabbisogni nutrizionali e, addirittura, una quantità di grassi (5.6%) di gran lunga inferiore rispetto alla soglia (30%), da non superare, secondo l´Organizzazione Mondiale della Sanità, per prevenire l´obesità.
La pizza, comunque, preparata con gli opportuni accorgimenti e associata ad un regime dietetico equilibrato, in grado di rispondere ai fabbisogni quotidiani di carboidrati, grassi, proteine, fibre, vitamine e minerali, può costituire un´ottima alternativa ad un pasto completo. Inoltre, modificandone adeguatamente il tipo e/o la quantità delle materie prime, essa può costituire un ottimo “carburante” per chi pratica attività sportiva e può contribuire persino a ridurre la massa grassa e, quindi, a dimagrire in maniera “intelligente”.

Pizza e salute

La pizza può considerarsi l’alimento principe nella dieta mediterranea, ed è senz’altro il più universalmente conosciuto.
Gli ingredienti della Pizza Margherita, ad esempio, il tipo di pizza più diffuso, sono infatti quelli tipici della dieta mediterranea: farina di cereali, acqua, olio d’oliva,  pomodoro e mozzarella fresca.
Ingredienti che possono aumentare e variare a seconda del tipo di pizza che consumiamo.

Storicamente la pizza è sempre stata (e ancora è) considerata un piatto unico, almeno dalle classi popolari,  per le quali una pizza era pranzo o cena, necessaria e sufficiente.

Ma passiamo a esaminare uno per uno gli ingredienti che entrano nella composizione della Pizza Margherita.

Cereali: carboidrati complessi dati dalla farina, di più lento assorbimento di carboidrati semplici come gli zuccheri, saziano e forniscono energia costante senza incidere sull’aumento del tasso di glucosio. Pertanto neutralizzano la fame e limita la richiesta di altro cibo permettendo il dimagrimento. La pasta della pizza contiene aminoacidi al pari della carne.

Olio d’oliva extravergine: il grasso più nobile e sano, mediterraneo per eccellenza.E’ ricco di HDL (colesterolo che favorisce la pulizia delle arterie) e di vitamine A,D,E,K.

Mozzarella: la mozzarella (come tutti i formaggi) è ricca di lisina e metionina ossia proteine animali contenute nel formaggio.

Pomodoro: importante fonte di vitamine che contribuisce in misura notevole all’apporto vitaminico di una buona pizza.

Esaminiamo ora brevemente alcune proprietà degli odori che sono irrinunciabili compagni della pizza:

il basilico dal caratteristico odore e sapore ben noto a chi ama la pizza, ha proprietà antidispeptiche e antisettiche.

E’ inoltre un antiinfiammatorio e favorisce la digestione.
Le proprietà benefiche dell’aglio sono note e scientificamente riconosciute: ricordiamo qui che esso è un antisettico intestinale, un cardiotonico e ha proprietà diuretiche e antisclerotiche.
E infine anche l’origano altro odore principe della pizza napoletana. E’ un espettorante: combatte quindi tossi, bronchiti e tracheiti. Anch’esso versatilissimo, stimola l’appetito e agisce da antidolorifico per torcicolli e reumatismi.

I benefici per la salute dati da una dieta mediterranea sono noti: ricordiamo solamente che essa aiuta a combattere numerose malattie tipiche del nostro tempo quali arteriosclerosi, infarto e ipertensione.

La pizza contiene un elevato contenuto di protidi, rilevante quantità di ferro e le vitamine B1 e PP.
Evita la formazione di acido urico, non ingrassa ed è più digeribile di altri cibi grazie all’azione svolta dagli amidi.

E’ perciò una alternativa al consumo di carne e un valido piatto unico che, integrato da frutta e verdura, può soddisfare quasi completamente il fabbisogno giornaliero del corpo umano grazie al suo apporto vitaminico e proteico.

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dannunzio“Bisogna fare della propria vita, come si fa un’ opera d’arte.
Bisogna che la vita d’un uomo d’ intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.

( G. D’Annunzio)

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